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Alpecin e Vingegaard, assalto al re Pogacar

Nel mirino del campione sloveno le Classiche del Nord e poi il Tour, ma i rivali diretti... non ci stanno

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 30.03.2026, 06:30

3 min

Il re non è nudo. La caduta all’uscita da Imperia, oltre a rendere leggendaria la sua vittoria alla Sanremo, ha semmai contribuito a mostrare in favore di telecamera qualche sacro lembo di pelle abrasa, sul fianco sinistro. Nulla più. Ma Tadej Pogacar, il sovrano in questione, non è nemmeno solo, lì, baciato dal sole, sul più lussuoso terrazzo che il ciclismo moderno conosca. Lo sloveno lo sa: un peccato di superbia lo avrebbe già fatto capitolare, altroché accrescerne la vorace fame di vittorie, sempre nuove e sempre diverse. E, se anche corresse il remoto rischio di dimenticarsene, gli avversari diretti non perdono occasione per mettergli almeno un pizzico di pressione in più. Che poi questo concorra a mettere in crisi le certezze del fuoriclasse vestito Uae-Xrg, naturalmente, resta tutto da sondare.

Due sfide dal profumo di storia

Ma tant’è. E l’ultima settimana ha parlato piuttosto chiaro. Re Pogi ha davanti a sé, tra tutte, due sfide dal profumo di storia: la vittoria alla Parigi-Roubaix, dopo aver violato il tabù Sanremo, per completare l’argenteria in bacheca, e la quinta affermazione al Tour de France, così da raggiungere tra i plurivincitori il club d’elite composto da Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Nessuno, però, sarà disposto a offrirgli la scia per lanciarlo verso uno sprint nell’Olimpo delle due ruote. L’ultima settimana, allora, si diceva. Quella che ha introdotto all’Inferno del Nord, con alcune delle più esigenti classiche, in attesa delle Monumento, nei prossimi due week-end, Fiandre prima e Roubaix dopo. E quella che, al Catalunya, ha visto sfidarsi quasi tutti gli scalatori di grido, con una lista partenti da far invidia anche ai Grandi Giri.

Alpecin, ecco le carte in tavola

Ebbene, la Alpecin - costruita per comandare, almeno tra marzo e aprile - ha mostrato le carte in tavola: van der Poel ha fatto il vuoto venerdì a Harelbeke, Philipsen si è lasciato tutti alle spalle nello sprint che ieri ha deciso la In Flanders Fields, che poi sarebbe la Gand-Wevelgem per i nostalgici. E proprio la possibilità di calare due jolly sarà la principale arma della formazione belga nel confronto con Pogacar, soprattutto quando sarà ora di volare sul pavè della Roubaix. In Spagna, invece, Jonas Vingegaard ha letteralmente dominato la scena, così come aveva già fatto pochi giorni prima alla Parigi-Nizza. Il danese sta sfoggiando una delle sue versioni migliori di sempre e, nella marcia d’avvicinamento al Tour, ha deciso di sperimentare nuove soluzioni, facendo prima tappa al Giro d’Italia. Un modo, anche quello, per provare a scalfire lo stallo delle ultime stagioni nelle gerarchie con Pogacar, rigorosamente favorevoli allo sloveno. Che intanto osserva e prende appunti: la voglia di rivoluzione, intorno al suo trono, cresce sempre più.

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