
Sanremo e poi... Pogacar 2026: piani leggendari
Una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio. Un aforisma accreditato a Edoardo Agnelli, ma che cent’anni dopo Tadej Pogacar ha fatto suo. «Sono sette anni che sostengo che quella conclusa sia stata la mia stagione migliore di sempre e posso ripeterlo di nuovo: questa è stata la mia annata più bella», ha sentenziato lo sloveno pochi minuti dopo aver tagliato il traguardo, rigorosamente a braccia alzate, del Lombardia, sabato, vittoria con cui ha messo un punto al suo stratosferico 2025. Ma come sarà il suo 2026? Ricco di successi, a occhio e croce, certo. Di pari passo alla conquista di nuovi record e alla definizione di nuovi primati da mettere nel mirino, però, monta la curiosità intorno a quelli che saranno i contorni del suo prossimo giro di giostra. La sensazione - perché di questo si parla e si parlerà nelle prossime settimane - è che andrà trovata una sintesi tra i desideri del 27enne di Komenda e le esigenze della Uae Emirates-Xrg. Proprio come avvenuto negli scorsi mesi.
Il programma di Pogacar
Ecco perché, allora, il programma di Pogacar nel 2026 potrebbe non discostarsi poi di molto rispetto all’ultimo. Il fulcro della stagione, intorno al quale ruota tutto il resto, per il team emiratino resta inevitabilmente il Tour de France, vuoi per questione di prestigio e vuoi per ragioni economiche. E l’ha ribadito una volta di più, nelle scorse ore, il ceo Mauro Gianetti. Nella testa di Pogi, oggi più che mai, ci sono invece le Monumento, di cui si è scoperto sul podio, nel 2025, in cinque occasioni su cinque, come nessuno mai prima di lui. Tre le ha già vinte, e mica una volta soltanto. Ma due no: la Sanremo e la Roubaix. E quello è il suo principale cruccio, come testimoniano ancora le sue parole dopo aver concluso le fatiche stagionali a Bergamo: «Ora non voglio ancora pensarci, preferisco andare in vacanza e rilassarmi prima di programmare l’anno prossimo, ma i miei obiettivi per il futuro sono le due classiche che non ho ancora vinto». Appunto.
Il campanello d’allarme
Tutto scontato, quindi? Non proprio, perché il 2025 ha messo in luce come il calendario dello sloveno sia al limite della sostenibilità anche per un talento come lui. Al saldo del fastidio al ginocchio accusato dopo il Ventoux, l’ultima settimana del Tour ha messo in evidenza un Pogacar svuotato dentro. «Per la prima volta non l’ho visto sorridente, era davvero stanco», il campanello d’allarme fatto risuonare dall’agente Alex Carera dopo la Grande Boucle. Qualche piccolo accorgimento, dunque, potrebbe subentrare. Il blocco soggetto a più semplici variazioni è quello di fine anno, durante la finestra che comprende Mondiali e Europei, prove che per definizione variano anche drasticamente in quanto ad altimetria. Il Mondiale di Montreal, nel 2026, strizza però ancora l’occhio agli scalatori, con tredici giri di un circuito da 13,4 km che comprende tre salite, oltre a un arrivo che tira leggermente all’insù. E l’Europeo è stato confezionato su misura per lui a Lubiana, nella “sua” Slovenia: impossibile pensare a una sua scientifica defezione, scenario che esclude di vederlo al via della Vuelta.
La Sanremo sarà il suo grande obiettivo
Qualcosa, allora, potrebbe cambiare in primavera, stagione che nel 2025 ha prosciugato le energie fisiche e nervose del fuoriclasse della Uae Emirates. La Sanremo sarà il suo grande obiettivo, dopo averla già sfiorata, difficile anche la rinuncia a Fiandre e Liegi. Le classiche sacrificabili a cuor più leggero, al limite, potrebbero essere Freccia Vallone e Amstel Gold Race, mentre i suoi ds - come già accaduto quest’anno - lo vedrebbero molto volentieri sul divano nella domenica della Roubaix, la corsa inevitabilmente più pericolosa. Intorno all’Inferno del Nord si disputerà, con ogni probabilità, il vero braccio di ferro interno nella definizione dei programmi per la nuova stagione. Con un’eventuale primavera più “leggera” che non chiuderebbe la porta in faccia al Giro d’Italia, opzione comunque complicata. Per il dispendio che richiederebbe e, tutto sommato, anche per la possibilità di dover dar fondo alle proprie energie in un ipotetico duello con Vingegaard, che ha già manifestato il desiderio di correre la prossima corsa rosa con l’obiettivo di completare la “tripla corona”, pochi mesi dopo aver messo in bacheca la sua prima Vuelta.
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