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"Pogacar alla Sanremo? Fa lo stesso"

Pedersen è pronto per la classica  ligure e non si lascia intimorire: "Sì, lui è il punto di riferimento del movimento. Ma ho il dovere di credere che sia possibile batterlo"

Daniele Tirinnanzi Daniele Tirinnanzi

Pubblicato il 18.03.2025, 13:00

5 min

“Vincere una Monumento”. La risposta diretta e sicura di Mads Pedersen alla domanda su quale sia il suo obiettivo nella stagione 2025 la dice lunga sul fuoco che arde dentro al 29enne danese della Lidl-Trek, campione del mondo 2019 davanti al nostro Matteo Trentin e tra i corridori più forti della sua generazione. Atteso dal ritorno al Giro d'Italia, reduce da una Parigi-Nizza corsa da protagonista con un successo di frazione e prestazioni sensazionali in salita, il suo menù di classiche è bello denso: su tutte Sanremo, Giro delle Fiandre (esclusiva Eurosport quest'anno) e Parigi-Roubaix. A pochi giorni dalla Classicissima è uscito su Eurosport e Discovery Plus "Chasing Cobbles" (letteralmente inseguendo le pietre, ndr), un documentario in quattro puntate sul suo cammino nel 2024 tra allenamenti, gare, vittorie e cadute. “È stato divertente. Ed è stato bello poter mostrare quanto lavoro e quanto sacrificio ci siano dietro il lavoro di atleta a livello World Tour. Non solo il mio lavoro, ma anche quello di chi mi segue e mi aiuta, dallo staff della squadra alla mia famiglia”.

"Pogacar la più grande stella di sempre"

Pedersen, c'è una Monumento che sceglierebbe rispetto alle altre?

“È difficile sceglierne una, ma direi Parigi-Roubaix su tutte le altre”.

Tra Sanremo e Roubaix ha sfiorato la vittoria più volte, ancora senza centrarla. Cosa le manca davvero?

“È una gran bella domanda, saprò rispondere quando ne vincerò una (ride, ndr). Al momento so che sto facendo tutto quello che posso per raggiungere l'obiettivo. Allenarsi duramente, vivere da atleta, mangiare in maniera sana. So di essere nella mia versione migliore”.

La presenza di atleti come Tadej Pogacar – annunciata alla Sanremo e vociferata alla Roubaix – come cambia l'approccio alle gare?

“Personalmente non incide nel modo in cui preparo le gare, ciò avviene indipendentemente dagli avversari. Anche se qualcuno come Pogacar è al via della tua stessa corsa, ho il dovere di credere che sia possibile batterlo. Tadej al momento è il punto di riferimento del ciclismo moderno e forse la più grande stella della storia del ciclismo, ma è comunque possibile batterlo. Soprattutto sulle pietre dove la componente della fortuna ha un ruolo determinante. Pensare a correre per il secondo posto sicuramente non ci renderebbe lo cose più semplici”.

In uno degli episodi confessa che cederebbe volentieri una vittoria a uno dei suoi compagni di squadra.

“Penso a Ryan Gibbons e Alex Kirsch. E a una vittoria del Tour, ad esempio. Io ne ho già due. Ma una classica no. Ci sono tante corse che ancora non sono riuscito a vincere e non regalerei questa opportunità a nessun altro”.

"Milan il più veloce: lo sappiamo tutti"

Un anno fa la caduta alla Dwars door Vlaanderen complicò i suoi piani tra Fiandre e Roubaix.

“Per la Roubaix si parlò molto della mia tattica di gara, non fu la più intelligente. Però essere lì a fare quello che stavo facendo, pochi giorni dopo quella caduta, mi ha reso orgoglioso. E con quella pressione addosso. Lo dovevo a me stesso e alle persone che avevano reso possibile la mia partecipazione”.

Il ciclismo è uno sport di squadra fatto da singoli atleti, serve un bilanciamento. Far parte di una squadra significa scegliere con cura gli ingredienti, anche in termini di personalità dei corridori.

“So perché la squadra mi ha messo sotto contratto, cioè per vincere le gare più importanti. E per farlo hanno messo sotto contratto altri atleti per aiutarmi a farlo. Un po' come è stato fatto per Jonathan Milan con Simone Consonni, che è il suo ultimo uomo e lo aiuta cercando di metterlo nelle condizioni migliori per vincere”.

A proposito di Milan, sarete entrambi al via di Sanremo e Roubaix. Come vi dividerete compiti e responsabilità?

“È un vantaggio per noi avere più opzioni, soprattutto alla Sanremo dove le gambe faranno la differenza. Se dovesse esserci uno sprint di gruppo sappiamo tutti che Johnny è il più veloce ed è quello che può avere le chance migliori. In ogni caso penso sia un punto di forza per noi avere due leader in squadra che sappiano lavorare insieme e, se necessario, mettersi al servizio dell’altro. Sento che saremo nelle giuste condizioni quando si tratterà di fare una scelta in questo senso”. 

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