
«Immortali le emozioni dello sport»
Non vede l’ora di andare a Genova, al Teatro dei Campioni, il 12 gennaio. «Marta Bassino, Stefania Belmondo, Gigi Buffon, Jury Chechi, Fabio Fognini: che meraviglia! Sarà una splendida occasione per ritrovarsi insieme davanti al pubblico di Genova, in un’occasione speciale quale la Croce d’Oro di San Giorgio, assegnata a un tennista che ha onorato l’Italia. E poi, con Chechi, siamo una coppia di fatto, ormai. Dovrebbe vedere la faccia di Jury quando andiamo in giro e i più giovani lo riconoscono non per l’oro di Atlanta ‘96, il bronzo di Atene 2004, i 5 titoli mondiali, ma perchè gli dicono: ehi, ma tu sei quello che ha vinto Pechino Express?». Sorride, Antonio Rossi, una delle leggende dello sport mondiale, l’Uomo Canoa, un Immortale, il titolo che si addice a un Olimpionico: 3 ori, 1 argento e 1 bronzo in 4 edizioni dei Giochi; 3 volte campione del mondo e 3 volte vicecampione mondo; 1 volta campione europeo e 2 volte medaglia di bronzo agli europei.
Rossi: la storia dell'Uomo Canoa
Per dire, in breve, chi sia stato il cinquantasettenne signore lecchese e chi sia oggi, presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak, già assessore allo sport della Regione Lombardia dal 2013 al 2018; sottosegretario con delega allo sport, alle Olimpiadi e ai grandi eventi della stessa Regione Lombardia dal 2018 al 2023, l’anno in cui ha assunto l’incarico di City Operations Manager nella Fondazione Milano Cortina 2026, e qui si capisce come mai stia contando i giorni che mancano al 6 febbraio. Sono trascorsi diciassette anni da quando Antonio ha tirato i remi in canoa. Eppure la sua fama, l’affetto popolare sono sempre vivissimi. Che effetto le fa? «Lo confesso: è un vero piacere. Devo molto al grandissimo Giampiero Galeazzi, il superlativo d’impone e alla sua straordinaria telecronaca della finale K1 500 metri ad Atlanta 1996. Per tutti, grazie a lui sono diventato il Razzo nell’acqua. È passato molto tempo, eppure, ogni volta che rivedo quelle immagini provo un’emozione indicibile». Confermo. Youtube è anche un prezioso archivio di passione. Prima di dialogare con Antonio, ho cliccato sul video Rai: cinque minuti da pelle d’oca, Giampiero monumentale, Giampiero unico. L’Uomo Canoa annuisce: «In fondo, è per questo che la gente ama i campioni dello sport, perché sanno trasmettere sentimenti, la esaltano con le loro imprese, regalano brividi di gioia. La gente non dimentica».
L'Uomo Canoa ed il rapporto col tennis
Scusi, Rossi, perdoni la digressione: lei gioca a tennis? «Giochicchio con Jury, ma, certo, non sono mica Fognini. Che grande è stato quel giorno a Wimbledon con Alcaraz! Ho fatto un tifo d’inferno per lui. Il momento che mi è rimasto più impresso, fra i tanti? Quando, all’ennesimo colpo spettacolare dell’avversario, Alcaraz si è rivolto al suo staff e ha urlato: “Ha 50 anni e sta prendendo tutto. Come fa ad avere 50 anni?”. In realtà, Fabio di anni ne ha 38 e, per certi versi, mi sono tanto sentito vicino a lui, considerata l’età alla quale anch’io ho disputato la mia ultima gara. Conosco l’altissimo valore del riconoscimento che la Regione Liguria gli assegnerà al Carlo Felice e sono molto lieto per lui: se lo merita dalla sua terra e merita tutta l’ammirazione degli appassionati. Fognini è un autentico orgoglio italiano». A proposito: Genova è dietro l’angolo, prima però, lei sta facendo la spola con Madonna di Campiglio perché ai Giochi mancano soltanto quattro settimane. Saranno un evento mondiale, la platea televisiva annunciata risulterà di 3 miliardi di spettatori, un’occasione eccezionale per la promozione del nostro Paese quali sono le terze Olimpiadi invernali in Italia, dopo Cortina 1956 e Torino 2006. Rossi concorda. E rimarca: «Questa è la dimostrazione di quanto l’Italia ancora una volta sia capace di organizzare manifestazioni planetarie ai massimi livelli, suscitando la massima considerazione internazionale...».
"Milano Cortina dimostrerà le nostre capacità"
Nonostante, obietto io, uno degli sport praticati nella Penisola sia pensare che l’erba del vicino risulti sempre più verde, non trova? «È così, però, vedrà: Milano Cortina 2026 dimostrerà una volta di più quali siano le nostre capacità. E, soprattutto, la cosa più preziosa saranno la sua eredità e il messaggio rivolto al pubblico: esaltare la pratica di base, ribadire che fare sport fa bene alla salute, sfruttare ogni occasione di movimento». Fra i 10.001 tedofori dei Giochi c’è anche lei? «Eccome! Porterò la torcia il 6 febbraio, sui Navigli di Milano».
Rossi sull'effetto Sinner
In ambito Coni, al presidente della Federcanoa e Kayak che ha preso il posto di Luciano Buonfiglio eletto capo dello sport italiano, s’impone chiedere che cosa pensi dello storico sorpasso operato dal tennis sul calcio. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, la federazione di Angelo Binaghi ha registrato ricavi di 230 milioni di euro, 30 milioni in più rispetto alla Figc di Gabriele Gravina. Se l’aspettava, Antonio? «Mi aspettavo il boom del tennis, così come l’esplosione del padel ha concorso a questo precedenti. È la conferma di quanto stiano cambiando i costumi sportivi nazionali. L’Effetto Sinner è stato strepitoso, così come le grandi vittorie degli altri azzurri e delle azzurre registrati in questo periodo così felice. È un fenomeno che viene da lontano, affonda le radici nella programmazione e negli investimenti federali, nell’eccezionale valore aggiunto garantito da Jannik. Una gran bella persona, un modello di riferimento. Come i campioni che incontreremo a Genova». Come il Signor Rossi.
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