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Simeoni: "È l'Italia del noi, non dell’io"

La leggendaria altista sui successi di Birmingham: "Che emozione Battocletti, è di un altro pianeta: così queste ragazze hanno raccolto la mia eredità"

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 18.08.2026, 13:00

5 min

TORINO - Sara Simeoni, oltre al leggendario oro olimpico di Mosca 1980, vanta in bacheca anche un titolo continentale. Storia del 1978, a Praga, quando l’intera spedizione italiana raccolse cinque medaglie. Podi divenuti poi addirittura tre, in tempi più recenti: a Goteborg 2006, a Helsinki 2012 e a Zurigo 2014. «Tra Roma e Birmingham, invece, negli ultimi due anni, abbiamo davvero esagerato!», l’esultanza della “Signora del salto in alto”, all’indomani della seconda vittoria di fila del medagliere agli Europei. Grazie alle ventidue medaglie (10 ori, 6 argenti e 6 bronzi) conquistate in terra d’Albione.

Sara Simeoni, partiamo da qui: come si spiega una crescita così imperiosa? «A me, da un punto di vista strettamente emotivo, ha colpito molto l’affiatamento di questa Nazionale. Tanti giovani ragazzi sempre pronti a spronarsi l’un l’altro, a caricarsi attraverso i risultati conseguiti dai compagni. Le staffette hanno sublimato questa sensazione. Sono rimasta impressionata, forse, perché ai miei tempi era tutto molto più individuale, a partire da una logistica fai-da-te per le trasferte. Oggi, al contrario, l’organizzazione della Federazione concorre a un maggior affiatamento. Ragazze e ragazzi sono davvero scesi in pista uniti e convinti dei propri mezzi, indipendentemente dal fatto che partissero favoriti o no». Da dove nasce questa nuova mentalità? «La intuisco già da qualche anno, direi a partire dall’Olimpiade di Tokyo 2021: lì probabilmente è cambiato tutto. Anni addietro gli investimenti erano mirati su un paio di discipline competitive, semmai, oggi vantiamo ragazzi che brillano pressoché in tutte le specialità. Quei due-tre nomi faro restano sempre, chiaro, ma in generale la principale evoluzione del movimento è legata a questo smarcamento dalla singola individualità. Una dinamica che, con ogni probabilità, ha tolto pressione e dato più tranquillità agli azzurri».  Ai suoi tempi, invece... «Ogni decisione in allenamento e ogni scelta nel corso della stagione è sempre ricaduta solo e soltanto sulle mie spalle. Oggi gli atleti hanno la possibilità di avere i gruppi militari alle spalle e di ragionare anche in prospettiva. Non c’è nulla lasciato all’improvvisazione: questa è stata la vera rivoluzione».

C’è stata una gara, a Birmingham, che l’ha emozionata in maniera particolare? «Il primo nome che mi viene in mente è quello di Battocletti, che ha dimostrato di essere di un altro pianeta rispetto alle avversarie. E poi Tamberi, con quella voglia e quel carattere dopo il momento difficile attraversato. E che dire di Diaz? Era davvero in palla, è stato anche sfortunato pensando all’assalto al record del mondo... Per arrivare all’apoteosi della 4x400 finale: ai miei tempi le staffette erano messe insieme all’ultimo, gli stessi atleti la vivevano sovente come un fastidio rispetto agli impegni individuali. Adesso, invece, alle volte è persino il contrario». E alle spalle dei senatori già spinge una nuova generazione... «Sì, ma dovremo essere bravi a non dare nulla per scontato e a star loro vicino. Anche perché, a livello giovanile, le medaglie internazionali le abbiamo sempre prese. I risultati odierni confermano la bontà del lavoro di Coni e Federazione, che evidentemente hanno investito nella giusta direzione. Se l’atletica è cresciuta così, di pari passo a tante altre discipline sportive, è perché dietro c’è un pensiero». Ha citato Battocletti: che effetto le fa vedere così tante donne protagoniste nel movimento italiano di oggi? «Fa davvero tanto piacere, anche perché si percepisce come, dietro la fatica degli allenamenti, ci sia di fondo un divertimento nel praticare l’atletica».  Sente di aver lasciato un’eredità sportiva a questa generazione di ragazze, giovani e forti? «Mi piace pensarlo, certo. Perché le vedo sorridenti per ciò che fanno e per il fatto di riuscire a salire con questa regolarità sul podio delle grandi manifestazioni. E se si mettono insieme le due componenti, il divertimento allora... diventa davvero doppio. Se non triplo, perché coinvolge naturalmente anche me: da tempo non mi divertivo tanto a seguire le gare di atletica!». 

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