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Giuliano Battocletti: "Nadia è il mio ciclone"

Papà di Nadia e suo allenatore racconta il lavoro per costruire il dominio agli Europei nei 5.000 e prepara la nuova sfida: fare il vuoto anche nei 10.000 di domani  

Walter BrambillaWalter Brambilla

Pubblicato il 13.08.2026, 13:15

6 min

Giuliano papà e allenatore di Nadia Battocletti (51 anni il 1º agosto) prima di allenare la figlia è stato un atleta azzurro con 19 presenze in nazionale. Ha indossato il tricolore nel cross, nella mezza maratona e nei 10 mila metri. Vanta un titolo Europeo di cross a squadre (Ferrara ’98) e un bronzo nei 5000 ai Mondiali u.20 vinti da Daniel Komen (Lisbona ’94). Nadia ha vinto il titolo dei 5000 piuttosto facilmente. È d’accordo con il nostro giudizio? «Era la superfavorita, ma ogni gara può avere la sua insidia, come ad esempio una caduta, una chiodata. Avevamo stabilito di non muoversi fino ai 3000, poi di dare una “sgasata”, per veder come andava, nessuno le ha dato il cambio. A quel punto era sufficiente la volata finale». Rivediamo velocemente la stagione di Nadia? «È cominciata con il titolo europeo di cross a Lagoa (Portogallo), poi si è aggiudicata il Campaccio, e gli Assoluti di campestre. Alla fine dell’inverno si è messa al collo l’oro nel mondiale indoor sui 3000. A Torun ha vinto in 8’57”64. Lo ribadisco poiché dopo la controprestazione al Golden Gala pareva che la nostra fosse una stagione fallimentare. Qualche problema di salute Nadia l’ha avuta prima del Golden Gala, chiudendo 13ª in 14’40”55. Siamo subito ricorsi ai ripari, abbiamo rinunciato ad altre gare, tipo Montecarlo, per cercare di migliorare la quantità di riserve presenti nei valori del sangue (ferritina) molto bassi. Ci hanno consigliato la carne rossa di struzzo. Ho trovato un negozio in provincia di Trento dove ci siamo rivolti. Tutto sommato è pure buona».

Il recupero 

Il recupero attivo dove è avvenuto? «Ci rifugiamo sempre a Campolongo (1550m), è il nostro posto del cuore, luoghi ideali per correre, specie d’estate per evitare il caldo che Nadia non sopporta più di tanto. Ci siamo rimasti più di trenta giorni. Una sorta di ritiro monastico che ha rigenerato Nadia. Ci siamo rimasti oltre 30 giorni, fino agli Assoluti di Firenze».  Molti mezzofondisti italiano optano per gli allenamenti in quota in Kenya, in inverno, a S. Moritz d’estate. Voi quest’esperienza non l’avete mai provata? «Abbiamo tutto quello che ci serve non molto lontano da casa nostra nel Trentino (Nadia abita a Cavareno). Quindi non vedo tutta questa necessità di andare così lontano. A febbraio, invece, siamo stati ospiti in un resort, sul Tirreno, dove Nadia ha potuto correre in condizioni climatiche migliori di quelle che si vivono in stagione dalle nostre parti».  

Il rapporto con Nadia

Com’è il rapporto tra tecnico e atleta e tra padre e figlia?  «Non esiste alcun problema. Ci intendiamo, basta un’occhiata, anche l’altra sera nella finale è stato sufficiente un cenno. Come padre non ho nulla da dire: Nadia ha 25 anni, ha il ragazzo, la sua vita, noi ad ogni buon conto ci vediamo tutti i giorni».  Lo ha capito sin da piccola che aveva la possibilità di emergere nello sport? «Era un ciclone non stava mai ferma. Noi (io e la mia ex moglie) non l’abbiamo mai spronata, poi tutto è venuto di conseguenza. Nadia ha iniziato a correre attorno ai 9 anni nelle corsette su strada della Valle di Non». Pensa che il DNA abbia influito su sua figlia? «Non sono molto d’accordo, ci sono figli di grandi campioni che hanno provato a praticare la disciplina sportiva del genitori, senza riuscirci, di esempi ce ne sono tantissimi anche non nell’atletica, l’importante è l’esempio che possono dare i genitori».  Lei ha sempre dichiarato che Nadia si allena solo una volta al giorno. Quest’anno è mutato qualcosa?  «Abbiamo inserito due tre allenamenti doppi alla settimana, non di più. Dipende molto da come si sente lei, di come reagisce il suo fisico, le sensazioni che prova prima e durante le sedute di allenamento».  

"Nadia è più forte dello scorso anno"

Nadia non pare il tipo che ambisca a realizzare crono eccezionali, in altre parole non insegue record. «Avvicinare o scendere sotto i 14’ nei 5000 e i 29’ nei 10.000 potrebbe essere uno scopo, noi però preferiamo le vittoria. A proposito di forma in questo momento Nadia è più forte dello scorso anno ai Mondiali di Tokyo (seconda nei 10 mila, terza nei 5000)».  Domani ci sarà la finale dei 10 mila a Birmingham dove Nadia parte ancora una volta favorita.  «Sono convinto che questa volta non sarà una gara tattica. La slovena Klara Lucan e la scozzese Megan Keith si daranno da fare per cercare di tenere alto il ritmo. Sarà più bello vincere».  Avete già stilato un programma per il finale di stagione?  «Nadia dovrebbe correre i 5000 in Polonia in Slesia (Diamond League) il 23 agosto, poi i 1500 a Bellinzona (30 agosto) e molto probabilmente, sempre i 1500 al meeting di Rovereto l’8 settembre». Da più parti si sente ventilare un probabile passaggio di Nadia in maratona dopo Los Angeles?  «Solo pi sta per ora. Il passaggio verso la strada deve venire gradualmente». 

 

 

 

 

 

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