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Atletica, la terra promessa

Battocletti 1ª azzurra 2 volte sul podio al Mondiale (10 e 5 mila). Furlani il più giovane iridato nel lungo

Riccardo SignoriRiccardo Signori

Pubblicato il 27.12.2025, 13:30

6 min

Non è un’Italia con i piedi per terra. Eppur nella terra sono germogliati i fiori dell’atletica. Ed è stata un’annata da posti in bacheca tra medaglie mondiali, europee, e speranze per il futuro. Il tartan delle piste non ci ha fatto riascoltare il passo prepotente dei velocisti di Tokyo 2021 e nemmeno il battito d’ali di Gimbo Tamberi. L’anno 2025 ci ha invece proposto il leggero carezzar suolo della corsa di Nadia Battocletti, audace collezionista di medaglie, o il passo veloce di Antonella Palmisano, amica per la pelle anche con chi la batte. Ci ha inebriato con il sibilo sottile dello scavalcare terra di Mattia Furlani, l’uomo del podio(4 in questa annata), il più giovane campione del mondo della storia del salto in lungo. Ed anche con il finalone thrilling di Andrea Dallavalle, che si è inventato, dice lui ”il salto triplo ad ostacoli” per i tanti infortuni. Ma, alla fine, si è goduto quell’argento, che era oro all’ultimo salto se non fosse intervenuto Pedro Pichardo a spingerlo indietro di un gradino.

Quinta potenza europea

Ci siamo ritrovati a inseguire la corsa da maratoneta di Iliass Aouani, che ha portato ”un bronzo nato fra le case popolari di Ponte Lambro”. Ponte Lambro è una tipica zona milanese dove bisogna correre per vivere o sopravvivere. E, infine, nell’assedio di palle e palline vincenti del nostro sport, si è infilata una sfera di metallo tenuta fra le mani da Leonardo Fabbri. Parliamo di getto del peso con quell’ultimo lancio valso il bronzo mondiale, ripagante, almeno in parte, della delusione parigina da leggersi alla voce Olimpiadi. Dal Tokyo delle Olimpiadi a Tokyo del mondiale 2025 stavolta c’è differenza di ori, ma una foto di gruppo ancora più arricchente: 7 podi (record per i nostri mondiali) contro i 5 ori dei Giochi. C’è stata la febbre di un sabato nella quale l’Italia ha conquistato tre medaglie (Palmisano argento nella 35 km di marcia, Battocletti argento nei 10mila, Fabbri bronzo nel peso) come mai era capitato in un giorno solo nelle altre 19 edizioni. Eppoi ancora numeri: 15 finalisti (uno in meno di Atene 1997), Italia 11ª nel medagliere, quinta potenza europea. E il bottino di Nadia, ovvero Battocletti, come i grandi della storia atletica azzurra. Dicono abbia più medaglie (e record) che bambole, ma ora la collezione pesa: arricchita dall’argento con primato italiano nei 10 mila m. e dal bronzo nei 5000. Solo Pietro Mennea (Helsinki 1983) e Francesco Panetta (Roma 1987) riuscirono a conquistare due medaglie nello stesso mondiale. Lei è stata la prima italiana. Senza dimenticare che, in aprile, aveva vinto l’oro nella corsa su strada: 10 km e gara a squadre e in dicembre StraordiNadia ha replicato nel cross europeo. Mentre, fra gli appuntamenti del prossimo anno, c’è quello per la laurea in ingegneria, ormai ad un passo.

Il record di Furlani

Abbiamo visto volare tutti tra cemento e pista, partire da una pedana per scavalcare fosse di terra, tenendo noi con i piedi in aria per emozione e quel pizzico di presunzione di vedere un’Italia che non ha più bisogno di aggrapparsi alle ali di Gimbo Tamberi per cavalcare tra podi e medaglieri. Valga per tutti la “mission” raggiunta da Mattia Furlani, figlio di buon sangue atletico. Mamma coach ma ex velocista, papà ex del salto in alto. Ne è nato uno straripante ragazzo talentuoso che, a 20 anni e 222 giorni, ha estratto dal penultimo salto mondiale il primato personale e quell’oro sul quale è volato tenendo piedi per aria più che mai. Una stagione di salto in lungo ma anche di salto in alto nella stima e autostima: partita, in marzo, con l’argento agli Europei indoor, l’oro ai Mondiali indoor, poi una ridiscesa per il terzo posto in coppa Europa e infine, quel 17 settembre, la risalita sul gradino d’oro dei Mondiali di Tokyo spodestando Carl Lewis (Helsinki 1983) dal podio del più giovane campione del salto in lungo.

Il futuro

Ma non solo stelle, questo ci ha raccontato l’annata azzurra. Dietro di loro si è presentata gioventù galoppante. Come non sentirsi arricchiti da una squadra di coppa Europa che, ancora una volta, ha portato a casa il trofeo soffrendo nel verde dello stadio Vallehermoso di Madrid. Battocletti, Fabbri e Larissa Iapichino hanno lanciato l’acuto. Dietro, ecco i giovani. Aggiungiamo alla corona di preziosi i diamanti della Diamond League: Iapichino nel lungo e Andy Diaz nel triplo. Conserviamo con speranza gli ori di Zaynab Dosso e della Iapichino agli europei indoor. Infine attenti a ben maneggiare le preziose gambe di Kelly Doualla, fresca sedicenne nata a Pavia da genitori del Camerun, che ha dominato i 100 m. agli Europei “Under 20” di Tampere ed è stata regina pure in staffetta. Forza esplosiva e piedi reattivi sono i suoi segreti, saranno i motori per il futuro. Ma non solo Kelly. Vada un occhio anche ad Erika Saraceni, triplista d’oro agli Europei “Under 20”, che hanno portato sei successi, e ai ragazzi “Under 23” guidati da Matteo Sioli, forse erede di Tamberi nel salto in alto. In tutto questo perfino i numeri dello share televisivo sono in aumento. Ovvero l’atletica quest’anno ha vinto anche in tv.  

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