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Mattia Furlani atterra… in cima al mondo

Il 20enne scrive la storia: dopo 24 anni succede a regina Fiona May e batte anche il mito Lewis perché con 8,39 diventa il più giovane oro iridato del lungo, il primo azzurro

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 18.09.2025, 06:30

5 min

TORINO - Il più giovane, il più saggio. L’Italia più bella. Quella che non scorda, anzi, studia e ricorda. E più che imitare, trova una sua strada. Senza pretendere di farlo da solo, senza neppure mettersi in fila come all’ufficio postale per salire sull’Everest. La strada di Mattia Furlani per scalare il mondo è saltarci sopra. Con eleganza, forza, consapevolezza. E le lacrime di chi si scopre lassù, dove aveva sempre sognato, senza ossigeno ma bruciando di gioia. Campione del mondo del salto in lungo, una delle discipline più nobili della nobile atletica. La regina degli sport. E sulla stessa pedana nello stadio olimpico di Tokyo, dove trentaquattro anni fa, nel 1991, andò in scena l’epico duello tra Carl Lewis e Mike Powell che portò lo sfidante a superare con 8,95 il mitico record di Bob Beamon (durava dal 1968 delle Olimpiadi nere di Città del Messico) alla quinta serie di salti dopo che nella quarta il re era atterrato già oltre (8,91), ma con troppo aiuto del “padre”, il vento.

Furlani scrive la storia

Mattia Furlani allora non era neppure nei pensieri di qualcuno. Papà Marcello (altista da 2,27 nel 1985) e mamma Khaty Seck, velocista di origini senegalesi, manco si conoscevano. Ma qualche giorno fa s’è presentato a Tokyo raccontando l’emozione di saltare in quella pedana, il senso della storia per quando visto e rivisto nei video dell’epoca. Studiando. La storia che questo ventenne dei Castelli Romani cresciuto a Rieti in una famiglia-atletica (la sorella Erika - ora incinta - altista d’argento ai Mondiali Allievi 2013 e bronzo agli Europei U23 2017; il fratello Luca velocista da 7”08 sui 60) riscrive togliendo un altro titolo proprio a King Carl: quello di più giovane campione del mondo nel lungo maschile. Lewis a Helsinki 1983 aveva 22 anni. Due in più di Mattia, che diventa anche il più giovane iridato azzurro della storia (un anno in meno di Michele Didoni, oro nella 20 kmn di marcia a Goteborg 1995) e il più giovane italiano a vincere medaglie nelle cinque grandi manifestazioni: Olimpiadi (bronzo l’estate scorsa a Parigi), Mondiali outdoor e indoor (oro ieri e a Nanchino 2025, una stagione perfetta), Europei outdoor (argento a Roma 2024) e indoor (argento ad Apeldoorn 2025), raggiungendo in questa galleria due totem come Gianmarco Tamberi e Fiona May. Il capitano protagonista del flop come Marcello Jacobs e la regina del lungo, due volte d’oro ai Modiali (1995 e 2001), mentre a livello maschile Andrew Howe c’era arrivato a un passo (argento) a Osaka 2007.

L'oro di Mattia

Il salto della storia è ancora il quinto, quando Mattia con 8,22 era lontano dal podio sul quale avevano messo i piedi insabbiati il giamaicano Gayle (8,34 per l’argento), il cinese Shi (8,33 per il bronzo) e lo svizzero Ehammer (relegato al legno con 8,30). Un volo di 8 metri e 39 centimetri, primato personale e molto di più. Quinta medaglia per l’Italia in questa edizione, prima d’oro (14° della storia) dopo gli argenti di Antonella Palmisano nella marcia e di Nadia Battocletti nei 10.000 e i bronzi di Leo Fabbri nel peso e di Iliass Aouani nella maratona. La medaglia della consacrazione (sesta internazionale in due stagioni) e della maturità. Sua e di chi lo gestisce. Rendendo ancora più insopportabile e imbarazzante il confronto con Larissa Iapichino, la gemella dei lungo e delle famiglie d’arte che tre giorni fa è uscita scioccata nelle eliminatorie col papà Gianni in tribuna a urlarle contro invece di indicarle soluzioni. Dopo il primo nullo di tensione, mamma Khaty dal bordo della tribuna ha invece tenuto calmo Mattia dandogli i giusti suggerimenti. «Lo so, lo so cosa devo fare» ha detto a sé stesso e alla madre-coach Furlani annuendo. E l’ha fatto: 8,13 della tranquillità che gli ha evitato il taglio, un altro nullo all-in, quindi un 8,22 di fiducia e l’8,39 del trionfo e delle lacrime. «Non ci credo, spero sia solo l’inizio». Per la nuova atletica italiana. E per lui, che davanti ha subito nuove sfide. Forse nell’amato basket come Tamberi a suo tempo. Sicuramente nei 100 con la sfida derby lanciata in inverno dal laziale Nuno Tavares nei giorni della visita a Trigoria del giallorosso Mattia. Perché sul mondo si balza saltando, ma in Italia continua a girare intorno a un pallone.

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