© /Agenzia Aldo Liverani S.a.s.

"Lo sport in Costituzione è sempre attuale"

Jury Cechi: "Stiamo vivendo un’epoca d’oro, anche per come abbiamo reagito al periodo del Covid. I Giochi sempre speciali: pure Barcellona ‘92..."

Daniele Galosso Daniele Galosso

Pubblicato il 09.01.2026, 13:15

6 min

Jury Chechi, viviamo un’epoca in cui il Presidente della Repubblica, nel discorso di fine anno, pone l’accento sull’importanza dello sport nelle dinamiche del Paese: che effetto le fa? "Credo sia qualcosa di quasi unico, figlio anche dell’importante traguardo dell’inserimento dello sport all’interno della Costituzione. Con tutti i valori che incarna, ben oltre la retorica: valori autentici e sempre attuali".

Pensando al suo percorso, prima da atleta e poi da addetto ai lavori, quale di questi valori occupa un posto speciale? "Ritengo di essere una persona con tanti difetti che ha sempre cercato di lavorare su se stessa: lo sport, in questo senso, mi ha reso un uomo migliore e più forte. Se devo sceglierne uno in particolare, però, dico il rispetto: il rispetto delle regole, il rispetto dell’avversario. E del rispetto di se stesso. Lo sport permette di capire come la sconfitta faccia inevitabilmente parte della vita: credo di aver vinto abbastanza in carriera, ma restano comunque di più le volte in cui ho perso. Lo si deve accettare. E poi...".

Poi? "Oggi i giovani sempre più spesso pretendono tutto e subito. Lo sport, invece, insegna il valore del tempo, perché quella è l’unica strada attraverso la quale raggiungere gli obiettivi. Con il lavoro, con la programmazione".

Jury Cechi sul momento d'oro dello sport italiano

E poi, calcio a parte, lo sport azzurro sta vivendo un’epoca d’oro, dal tennis alla pallavolo, dall’atletica al nuoto: come se lo spiega? "Come sempre, in questi casi, credo si tratti di una commistione di fattori. Ma penso anche che una spinta ce l’abbia data il delicato periodo del Covid. Come movimento abbiamo reagito in maniera forte e ne siamo usciti più coraggiosi. Il lavoro delle Federazioni, basato su competenza e programmazione, ha fatto il resto...".

Un momento che, medagliere olimpico di Parigi 2024 alla mano, ha coinvolto appieno anche la ginnastica artistica... "La crescita della disciplina e l’uniformità di risultati tra settori è sotto gli occhi di tutti: la Federazione ha lavorato bene e fatto investimenti mirati. Poi, per onestà intellettuale, va rilevato anche un livellamento verso il basso della qualità internazionale, complice l’esclusione di Russia e Bielorussia dai principali eventi e la caduta di movimenti storici come quelli di Romania, Ungheria o Bulgaria. Ma questo non sminuisce in alcun modo i risultati i raccolti negli anni recenti dagli azzurri".

Cosa si aspetta dal 2026, invece, a livello personale? "Spero di continuare a svolgere le diverse attività che scandiscono la mia giornata, nello sport e non soltanto, con passione e competenza. Ho un’academy che si occupa di formazione: mi piace l’idea di aiutare le persone a crescere, non solo in un contesto agonistico, ma in senso più ampio, riprendendo proprio i principi inseriti in Costituzione. E vorrei continuare a raccontare storie di sport ricche di valori, come quelle che hanno caratterizzato di recente il progetto 'Back In The Game' con Sky".

Jury Cechi e le icone dello sport italiano

C’è un personaggio che l’ha colpita in particolare, tra quelli incontrati davanti e dietro alle telecamere in questi anni? "Ho la presunzione di considerare amici molti dei grandi campioni che ho potuto raccontare in tv. Da Antonio Rossi, naturalmente, che per me incarna valori dello sport essenziali, fino a Roberto Baggio, illuminante ogni volta che ci sentiamo. E poi penso ad Alberto Tomba, con il suo bel caratterino, o a Deborah Compagnoni, per restare sulla neve: tutte persone di grandi principi che hanno lasciato il segno nel mio stesso periodo. Di fronte a Federica Pellegrini e Tania Cagnotto, Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs, invece, ci si rende conto che, anche se si parla di una generazione diversa, alcuni valori fondanti rappresentano un denominatore comune".

Nella scena mondiale di oggi, invece, c’è un personaggio che reputa particolarmente ispiratore? "Forse è fin troppo facile rispondere Jannik Sinner, in questo momento, però ho avuto modo di incontrarlo e, sì, credo che da un punto di vista tecnico e personale sia uno dei più grandi esempi attuali. Anche lui con le sue storture, mi permetto di dire, come tutti quanti. E poi non vanno dimenticati gli sport di squadra. Penso alle imprese storiche della pallavolo: sono amico sia di Fefè De Giorgi che di Julio Velasco e sono degli straordinari portatori di valori, oltre che di vittorie".

Il 2026 sarà anche l’anno di Milano Cortina: è più emozionante vivere le Olimpiadi nelle vesti di atleta, di portabandiera o di protagonista di una cerimonia d’apertura? "Ogni edizione a cinque cerchi ha significato tanto per me, anche Barcellona ‘92, vissuta da infortunato nel Villaggio Olimpico. Ottenere la medaglia, per un atleta, è il traguardo più grande in assoluto, ovviamente. Ma quelle sensazioni le metto comunque sullo stesso livello delle emozioni di Atene 2004: aver fatto il portabandiera dell’Italia rappresenta uno dei momenti più belli della mia vita. E ricordo con grande orgoglio anche la cerimonia di Torino 2006: una figata pazzesca".

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19 Prezzo standardRisparmi il 53%

    9,00al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29 Prezzo standardRisparmi il 34%

    19,00al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,00al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario